Non so spiegarti perché mi sento più sola da quando è morto. Forse perché avevamo in comune delle memorie. Queste memorie le avevamo solo io e lui al mondo. È vero che non usavamo farne parola quando ci incontravamo. Però mi rendo conto adesso che non era necessario farne parola. Esse erano presenti in quelle ore che passavamo al caffè Canova e che io trovavo oppressive e interminabili. Non erano memorie felici perché io e tuo padre non siamo mai stati molto felici insieme. E anche se siamo stati brevemente e raramente felici, tutto poi è stato sporcato, calpestato e travolto. Ma non si amano soltanto le memorie felici. A un certo punto della vita, ci si accorge che si amano le memorie.

(“Caro Michele” – Natalia Ginzburg)