Il signor Pantaleo sta facendo un giro al parco dopo pranzo. Scorge un signore seduto su una panchina che sembra avere un’aria molto afflitta.
Gli si avvicina.
«Buongiorno, come va?»
«Eh, tiriamo a campare.»
«C’è qualche problema particolare?»
«No, la solita vita.»
«La vita è bella.»
«Sapesse quanti sacrifici…»
«Tipo?»
«I soliti… può immaginare.»
«No, non li immagino.»
«Ci siamo capiti!»
«Lei è vivo, in salute, ha un bel vestito e oggi c’è pure il sole.»
«Lei la fa semplice…»
«Dice?»
«La casa, il mutuo, la macchina, il lavoro, i figli.»
«Fortunato lei che ha tutte queste cose.»
«Sì, ma sapesse che sacrifici.»
«Può sempre rinunciare a qualcosa.»
«E a cosa? Impossibile, impossibile amico mio. La società impone uno standard di vita, sa com’è…»
«Quindi lei non è contento della vita che ha. Chi gliel’ha imposta la vita che ha?»
«Beh, la società… la famiglia…»
«Ma che dice, per dio, questa è l’unica vita che ha, ne è consapevole?»
«Ma certo, cosa crede, non sono sprovveduto. Solo, mi scusi, ora devo andare…»
«La vita è bella, se lo ricordi…»
«Sì, sì… mi scusi scappo ché se mi chiude il negozio Tim sono rovinato.»
Il signor Pantaleo rimane solo di fronte alla panchina vuota. Un passero si posa sulla sua spalla.
«Almeno tu, amico pennuto, sei contento?»
«Chiò chiò.»

T.R.