Grazia Deledda nasce a Nuoro il 27 settembre 1871. Viene istruita da un precettore privato e sin da giovane mostra interesse per la scrittura e la lettura. La morte del padre e di una sorella nonché difficoltà economiche, costellano la sua gioventù. Inizia presto a scrivere e pubblicare racconti su riviste e giornali e dopo il matrimonio con Palmiro Madesani nel 1900, si trasferisce a Roma, ove muore il 15 agosto 1936. Nel 1926 le viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura. Della sua prolifica produzione letteraria segnaliamo: “Stella d’Oriente” (1890), “Fior di Sardegna” (1892), “Elias Portolu” (1903), “La via del male” (1896), “L’ospite” (1898), “Cenere” (1904), “L’ombra del passato” (1907), “L’edera” (1908), “Sino al confine” (1909), “Chiaroscuro” (racconti, 1912), “Canne al vento” (1913), “Le colpe altrui” (1914), “Marianna Sirca” (1915), “L’incendio nell’oliveto” (1918), “Il nostro padrone” (1920), “Annalena Bislini” (1927), “Sole d’estate” (1933), “La chiesa della solitudine” (1936) “Cosima” (1936, postumo e incompiuto).