Domenica pomeriggio. In preda a una sonnolenza postprandiale il signor Pantaleo si distende sul divano e inizia a ronfare.
Di lì a poco sogna.
Nel sogno il signor Pantaleo è nel giardino condominiale. Qui un gruppo di nani da giardino è intento a potare le piante.
Il signor Pantaleo si avvicina a uno di loro: “Buondì sono il signor Pantaleo e abito al settimo piano, non vi ho mai visti da queste parti, chi siete?”
“Salve signor Pantaleo del settimo piano, noi siamo i nani da giardino e facciamo capo a una cooperativa di nani giardinieri. Siamo specializzati in siepi e piante basse.”
“Chi vi ha ingaggiati?”
“Il ragionier Guardolontano.”
Il signor Pantaleo sospira e con lo sguardo passa in rassegna i nani da giardino. Sono cinque e non sette come s’immaginava.
“Di quanti nani si compone la cooperativa?”, domanda incuriosito.
“In totale siamo 275, ma oggi siamo solo in cinque perché gli altri 270 sono ammalati.”
“Opperbacco, perdindirindina…”
“Un brutta epidemia caro signore, una brutta epidemia. Si manifesta dapprima con una febbre molto bassa, poi con diarrea, vomito e infine con pustole su tutto il corpo. I nostri colleghi, al momento, sono ricoverati in quarantena presso l’ospedale pubblico della contea.”
“E voi? Voi come siete scampati all’epidemia?”
E nel formulare la domanda uno dei nani si accascia al suolo. Poi un altro e un altro ancora.
“Signor Pantaleo le chiedo di allontanarsi. Il virus è contagioso e se colpisce un lunguomo è la fine…”
Il signor Pantaleo senza por tempo in mezzo vira su se stesso e infila la porta dell’ascensore (che nel sogno è in mezzo al giardino condominiale). Cerca il pulsante del settimo piano ma sulla tabella ci sono solo numeri pari. Due/quattro/sei/duemilaventiquattro.
Schiaccia il sei. Quando la porta si apre – dopo un tempo oniricamente infinito – è su un pianerottolo grande come una piazza di paese ricoperto di marmo blu. Ma dove sono finito?, domanda tra sé il signor Pantaleo.
I sogni pomeridiani, per chi non lo sapesse, sono i più ingannevoli, scaturiscono dalla digestione e arrivano fino al cervello carichi di zuccheri. Lo zucchero fa malissimo all’attività onirica. Di solito i sogni zuccherini risultano grotteschi e intransitivi.
Il signor Pantaleo si ritrova in altre dimensioni (non in un’altra dimensione, attenzione). Lo spazio intorno è grandissimo mentre lui è piccolissimo, più corto di un underscore per intenderci. Si guarda intorno con cauta circospezione (cauta circospezione: un requisito fondamentale per chi pratica l’attività onirica) e dopo un po’ nota un pertugio nella parete. Piccolo piccolo.
Vi si avvicina.
Cauto.
E.
Circospetto.
“Ohilà, chi è là?”
“Sono il signor Pantaleo, abito al settimo piano.”
“Ma qui siamo al sesto.”
“Lo so, infatti vorrei capire come raggiungere il mio piano.”
“Chi ha un piano non faticherà a raggiungerlo.”
“Be’, questo lo dice lei!”
“Questo lo dice l’esperienza!”
“Ma così non mi è d’aiuto… posso entrare?”
“NO. Stia lì sulla soglia e mi ascolti bene. Questo, se non l’avesse capito, è un sogno. Se lei ora varca la soglia del pertugio le sarà difficile riemergere alla realtà. Qui siamo nell’ipogeo, nella parte più sotterranea dei sogni… non l’ha letto il cartello all’ingresso?”
“Quale cartello?”
“Faccia un passo indietro e mi dica cosa legge…”.
Il signor Pantaleo fa un passo indietro. Accanto all’ingresso del pertugio c’è un cartello rosso con la scritta bianca. Come ho fatto a non notarlo prima, si domanda.
La voce dal pertugio: “Perché era impaurito e perché appena ha visto il pertugio ha pensato si trattasse di una via d’uscita. Un classico errore di valutazione. Legga, dunque, legga.”
“SE ENTRI SEI DENTRO. SE NON ENTRI SEI FUORI. RIFLETTI SU QUESTE DUE POSSIBILITÀ E POI SCEGLI LA TERZA VIA.”
La terza via? pensa, ma è già tardi. Il sogno è finito. Il signor Pantaleo apre gli occhi.
Nel salotto della casa del signor Pantaleo al settimo piano le tapparelle sono abbassate e il vento, un limpido vento d’inizio primavera, un vento arrivato da poco, fa tremare un po’ tutto. Le porte, le tapparelle, le tende da sole (e pure quelle in compagnia).
Il signor Pantaleo ha la bocca impastata e una gran sete. Nel giardino condominiale qualcuno sta potando una siepe.

T.R.