Ingeborg Bachmann nasce in Carinzia il 25 giugno 1926. Nel 1945 va via di casa: per un anno studia a Innsbruck e a Graz, si trasferisce poi a Vienna dove consegue la laurea in Filosofia. Diviene redattrice radiofonica presso l’emittente viennese Rot-Weiss-Rot. Nel 1953 viaggia in Italia che diventerà la sua patria d’elezione. A Roma lavora come corrispondente per alcuni giornali tedeschi. Traduce in tedesco le poesie di Ungaretti, scrive saggi sulla letteratura italiana. Muore a Roma il 17 ottobre 1973. La sua produzione letteraria comprende le raccolte di poesie “Il tempo dilazionato” (1953), “Invocazione all’Orsa Maggiore” (1956, Premio Letterario della Città di Brema), “Non conosco mondo migliore” (1962-1964). Il ciclo narrativo “Todesarten” (cause di morte), di cui l’autrice riesce a pubblicare solo “Malina” (1971). Gli altri romanzi, rimasti incompiuti, sono “Il caso Franza”, “Libro del deserto” e “Requiem per Fanny Goldmann”. I racconti “Il sorriso della sfinge” (1949), “Il buon Dio di Manhattan (1961), “Il trentesimo anno” (1962), “Tre sentieri per il lago” (1972). I saggi “Luogo eventuale” (1981), “Letteratura come utopia. Lezioni di Francoforte” (1993), “Il dicibile e l’indicibile. Saggi radiofonici” (1998), “A occhi aperti” (2005).