Tutti accettano ancora una rakija e un caffè, dimenticando la realtà, per poterla sopportare, tutti parlano più leggermente e liberamente, e a tutti loro appare chiaro che nella vita ci sono anche altre cose, più umane e più gioiose di questa tenebra, di questo terrore e di questo micidiale cannoneggiamento.
Così trascorre per loro la notte, e insieme con essa la vita, piena di pericolo e di pene, ma limpida, incrollabile e dritta. Guidati da antichi istinti ereditari, la scindono e la dividono in momentanee impressioni e in immediate necessità, sperdendosi completamente in esse. Soltanto così, infatti, vivendo ciascun istante separatamente e non guardando né avanti né indietro, una vita come questa può essere sopportata, e l’uomo può conservarsi per giorni migliori.
Poi albeggia. Questo significa solo che la sparatoria si farà più vivace e che, alla luce del giorno, il giuoco della guerra diverrà incomprensibile e imperscrutabile, poiché di per se stessi i giorni non hanno né nome né significato e il tempo ha perduto valore e validità. Gli uomini non sanno far altro che aspettare e trepidare. Per il resto pensano, parlano e si muovono come automi.

(“Il ponte sulla Drina” – Ivo Andrić)