Vasco Pratolini nasce a Firenze il 19 ottobre del 1913. Allo scoppio della Prima guerra mondiale il padre parte per il fronte. Nel 1918 la madre muore nel dare alla luce il secondo figlio che viene affidato a una nuova famiglia. Vasco rimane con i nonni materni. Frequenta le elementari presso le Scuole Pie Fiorentine ma a seguito della morte del nonno nel 1925 lascia la scuola. Studia da autodidatta in biblioteca, frequenta come uditore l’università, affastella diverse collaborazioni per sopravvivere. Ma questo stile di vita, lavorare di giorno e studiare di notte, minano la sua salute. Si ammala di tubercolosi polmonare; trascorre lungo tempo in sanatorio. Nel 1939 si trasferisce a Roma ove lavora presso il Ministero dell’Educazione Nazionale, alla direzione generale delle Belle Arti. Nel frattempo svolge attività di critico letterario per molti periodici e traduce dal francese. Nel 1941 sposa l’attrice Cecilia Punzo. Insegna Arte al Conservatorio di Musica di Torino, poi all’Istituto d’Arte a Modena. Torna a Roma nel 1943, partecipa alla Resistenza. Dopo la Liberazione lavora come giornalista a Milano e nel 1945 si trasferisce a Napoli; qui insegna presso l’Istituto statale di Arte. Nel 1952 torna a Roma ove rimane fino alla morte che avviene il 12 gennaio del 1991. È sepolto a Firenze, nel cimitero delle Porte Sante in San Miniato. Tra le sue opere: “Il tappeto verde” (1941), “Via de’ Magazzini” (1942), “Le amiche” (1943), “Il Quartiere” (1944), “Cronache di poveri amanti” (1947), “Cronache familiari” (1947), “Mestiere da vagabondo” (racconti, 1947), “Diario sentimentale” (1947), “Un eroe del nostro tempo” (1949), “Le ragazze di Sanfrediano” (1949), “Il mio cuore a Ponte Milvio” (1954), la trilogia “Una storia italiana” composta da “Metello” (1955), “Lo scialo” (1960), “Allegoria e derisione” (1966), “La costanza della ragione” (1963). E le poesie: “La città ha i miei trent’anni” (1967), “Calendario del ’67 (1975), “Il mannello di Natascia” (poesie e prose, 1980).