
La guardo e subito sento una fitta di dolore per averla persa, e pure un filo di gelosia per chi la conoscerà adesso, bella, realizzata e risolta; ma non riesco a fare a meno di provare anche un moto d’orgoglio, per questa donna che ho visto nel pozzo di una disperazione che sembrava definitiva, invincibile, e che invece è riuscita […] a fare quello che secondo alcuni è lo stigma della vera libertà: tramutare il “così è stato” in un “così ho voluto che fosse”, smettendo di subire il passato e cominciando a considerarlo una propria scelta. Mi pare l’unico modo – quanto meno il più onesto – in cui si possa essere artefici del proprio destino: non tanto fare della propria vita ciò che si vuole, quanto piuttosto fare in modo di desiderare ciò che ci è toccato.
(“L’idiota di famiglia” – Dario Ferrari)
Immaginare è un verbo affabulatore, latore di favole. La mente crea le immagini...
Il sole saliva rapido nell'azzurro, il treno correva veloce sulle rotaie...
Ci siamo fermate una di fronte all'altra, così sole e vicine, io immersa fino al…
Le nostre invenzioni tendono a essere graziosi giocattoli che distraggono la nostra attenzione dalle cose…