Il cielo si era coperto ovunque e non mostrava più da nessuna parte impudiche nudità. Le nuvole non solcavano più il cielo, bianche, vaporose e coi contorni ben definiti, ma erano grevi, invece, profondamente immote, e di un colore grigio sporco come quello delle fodere dei divani. Regnava una bonaccia come flanella spessa. Gli scoppi dei motori, lo stridìo dei tram, e in genere il fracasso della strada, vicino o lontano che fosse, sembravano attutiti. Ogni rumore era gonfio e indistinto, come se il mondo raccontasse la storia di quella giornata con la bocca piena.

(“Una scrittura femminile azzurro pallido” – Franz Werfel)