Per ridurre al minimo gli errori, il Censore cui interiormente il poeta sottopone via via la propria opera dovrebbe essere non un singolo, ma un comitato. Tale comitato dovrebbe includere, ad esempio, un figlio unico ipersensibile, una esperta massaia, un logico, un monaco, un buffone irriverente, e magari anche, oggetto da parte di tutti gli altri di un odio che egli ricambia con pari avversione, un brutale e sboccato sergente che considera tutta la poesia nient’altro che spazzatura.

(“La mano del tintore” – W.H. Auden)