Nei giorni 10, 11, 12 giugno 2025 sono stata invitata dall’Associazione Lokendil di Fabriano a tenere una Palestra di scrittura presso il CAG (Centro di Aggregazione Giovanile) nell’ambito del Festival della Comunità Educante. I ragazzi che hanno partecipato alla Palestra avevano un’età compresa tra i 10 ai 17 anni. Il primo giorno siamo partiti da una foto per scrivere un testo libero. Qualcuno ha anche aggiunto disegni al testo. C’è chi s’è concentrato sul dentro, chi sull’oltre della cornice. Tra le foto che i ragazzi avevano a disposizione, alcune erano di lucchetti, residuo di un mio precedente lavoro sulla chiave. C’è chi ha scritto: «Essere rinchiusi all’interno di un luogo, separati dal mondo, non significa sempre stare al sicuro…».
E ancora: «Si trovò così a parlare velocemente alla serratura di quel portone scrostato e brutto, come se la mamma fosse ancora lì ad ascoltarla piangere mentre la luna inghiottiva gli ultimi raggi del tramonto…».
Il secondo giorno ho chiesto di portare il verso di una canzone cui ho aggiunto i versi scelti di alcune poesie e dal connubio casuale tra canzoni e poesie, sono nati nuovi testi. Tra cui la lettera di un figlio a sua madre, datata 1916, in cui questi denuncia le misere condizione della vita in campagna, dei suoi nonni, presso cui dimora il mittente, con una coerenza storica ed emotiva sorprendente.
L’ultimo giorno ho chiesto di portare un laccio (rimando all’articolo del 2 marzo 2024 dal titolo “Caro laccio, dolce nodo”). Abbiamo ragionato di parole-laccio, di legami, vincoli. Con il laccio stretto al polso della mano che scriveva, i ragazzi si sono ascoltati.
«Per me il laccio è il mio primo giorno di scuola perché ho “stretto” nuove amicizie e adesso qualcosa che scioglie perché andrò alle Medie e alcuni amici non li rivedrò più…».
«In infanzia devo dire i miei unici lacci erano di stare nel perimetro della casa e di non conficcare una forchetta nelle prese della corrente, ma ora che sono cresciuto sento molte responsabilità addosso e il laccio diventa sempre più stretto…».
«Il laccio ha per me due accezioni. Legame e strozzatura. Nel senso di strozzatura, il laccio rappresenta tutte quelle cose che mi vanno strette, mi soffocano. […] L’accezione di legame, invece, è molto più complessa, tanto difficile da essere quasi snervante…».
Sempre il primo giorno ho letto loro una poesia di Aldo Nove tratta da “A schemi di costellazioni”. Dopo la lettura li ho stimolati a fare un esercizio: eccone alcuni esempi.
«Il dolore dei pensieri – il piacere del gelato / il dolore della fame – il piacere dei fiori / il dolore delle schegge – il piacere delle foglie / il dolore dei ghiaccioli – il piacere delle mani / il dolore della gente – il piacere di nuotare / il dolore di odiarsi – la felicità di un sorriso».
I ragazzi sono:
Linda
Maddalena
Agamjot
Marco
Giorgia
Pietro
Christopher
Martina
Beatrice
Jacopo
Raffaella

Li ringrazio per la fiducia e la cura nell’ascolto. La scrittura ha il potere di dar voce alla bellezza, senza limiti di età.

T.R.