[…] credo che chi scrive poesie deponga formule in una memoria, parole meravigliose e antiche, per indicare una pietra o una foglia, congiunte l’una all’altra oppure spezzate da nuove parole, nuovi segni per indicare la realtà; e sono certa che chi plasma queste formule ne sia anche rapito insieme al proprio respiro, che egli fornisce come prova non richiesta della loro veridicità.

(“A occhi aperti” – Ingeborg Bachmann)