Riflessione sulla scrittura #3

«[…] E fra una tale folla, ritornava, chi sa perché, con una balorda e assurda frequenza, un attuale inquilino della Scala B, detto “Il Messaggero”, per avere, in altri tempi, lavorato da tipografo in quel giornale. Era un uomo anziano affetto dal morbo di Parkinson, il quale ogni tanto compariva nel cortile, sorretto dalla moglie o dalle figlie. Camminava a sbalzi e tremolii, sbalordito e senza espressione come un pupazzo, e nella realtà Ida, quando lo incontrava, per compassione evitava di guardarlo; mentre che il sogno, invece, glielo fotografava in piena luce, con una esattezza scientifica…». Il brano, tratto da “La Storia” di Elsa Morante, mi ha fatto pensare che i sogni sono come le fotografie. Quando vien fatto di raccontarli, si procede spesso per fotogrammi successivi, apparentemente privi di logica, disconnessi gli uni dagli altri ma vividi nella loro esattezza scientifica. Nelle mie Palestre di scrittura utilizzo, tra gli altri, il medium fotografico per stimolare la creatività dei partecipanti. La cornice di una foto può delimitare o ampliare lo spazio narrativo; nel primo caso lo sguardo si concentra sul dentro, nel secondo sull’oltre. Il dentro è ciò che si vede. L’oltre ciò che s’intuisce. Ida, la protagonista de “La Storia”, teme più dell’insonnia, i sogni «i quali avevano preso a frequentarla con una profusione inusitata». Li teme perché non provano compassione, i sogni. Perché non si possono evitare. Perché ne siamo spettatori, non protagonisti. Sovente incomprensibili, ci stupiscono, ci turbano, ci commuovono. Fare pace con essi significa, in qualche modo, far pace con la storia che ci abita. E uno dei modi per far pace con essa è raccontarla. La scrittura è atto purificatorio. La pagina accoglie senza giudizio. Assorbe l’inchiostro dei nostri pensieri mostrandoli nella loro esattezza scientifica, mostruosa e indicibile, e relegandoli a una dimensiona pseudo onirica in cui tutto ciò che in essa v’è ci riguarda, senza più appartenerci. Come nei sogni, appunto.
Buona scrittura a tutti!

T.R.