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L’aspirazione alla trasparenza

Il traduttore, mi pare, è un lavoro che richiede delle doti che hanno qualcosa del prestigiatore, dell’illusionista, del traffichino, quando non del baro, del contrabbandiere, del sofisticatore: gente che ha la necessità di scomparire, di occultarsi, di fare come il diavolo e convincere tutti di non esistere. L’aspirazione alla trasparenza, al vuoto, all’annichilimento, al riassorbimento all’interno della parola e del suo suono dovrebbe essere la vocazione ultima di ogni traduttore: il monaco zen del lavoro editoriale.

(“L’idiota di famiglia” – Dario Ferrari)

T.R.

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