Due uomini e una donna, tutti avanti con gli anni, siedono a un tavolino di un bar; il tavolino ha forma quadrata. Un lato del tavolino è addossato al muro. In piedi accanto a loro v’è un altro uomo, avanti con gli anni anch’egli. Indossano tutti le giacche – siamo sul finire dell’inverno – e da come occupano lo spazio s’intuisce una loro qualche abitudinarietà a incontrarsi qui in uno stare silenzioso e fisso. Sul tavolino quadrato ci sono solo la carta del menu, la zuccheriera e il portatovaglioli. Non parlano – se non poco; hanno occhi liquidi. Il tempo sembra non essere più loro pertinente. Eppure dicono “età”, le poche volte che parlano. E dicono “giovani”. E si rivolgono reciprocamente in tono aggressivo. Quando non interagiscono tra loro tendono ad abbassare la testa e a guatare il vuoto con quei loro occhi liquidi e a tacere le poche parole che distrattamente si rivolgono. Sembrano impressi su una tela, logora e antica.

T.R.