Dare i nomi alle cose, siano esse materiali o immateriali, è, in questo senso, un’attività creatrice che ci fa crescere. Si può dire che il numero di parole che possediamo corrisponde al numero di «cose» cui possiamo conferire esistenza, che possiamo comprendere e fare nostre e insieme alle quali entriamo in un rapporto vitale. Senza le parole, anche le cose ci sfuggono. […] Chi non possiede alcuna parola è totalmente inerte e inerme. Esiste, ma non vive. La sua vita è zoé, comune a ogni essere animato, non bíos, esperienza di relazione, propria specificamente degli esseri umani.

(“La lezione” – Gustavo Zagrebelsky)