
Ricordasti Chango che frugava tra la biancheria degli armadi di tua madre, quando sostituiva nei loro compiti le donne della casa. Le vene della sua mano si gonfiavano, come di inchiostro blu. Vedesti che sulla punta delle dita aveva dei lividi. Esaminasti involontariamente con lo sguardo i dettagli della sua giacca di stoffa lucida, così ruvida sulle tue ginocchia. Da allora e per sempre avresti visto le tragedie della tua vita adorne di dettagli minuziosi. Non ti difendesti.
(“Un’innocente crudeltà” – Silvina Ocampo, estratto dal racconto Il peccato mortale)
Immaginare è un verbo affabulatore, latore di favole. La mente crea le immagini...
Il sole saliva rapido nell'azzurro, il treno correva veloce sulle rotaie...
Ci siamo fermate una di fronte all'altra, così sole e vicine, io immersa fino al…
Le nostre invenzioni tendono a essere graziosi giocattoli che distraggono la nostra attenzione dalle cose…
La guardo e subito sento una fitta di dolore per averla persa, e pure un…