
Maksim Gorky or Gorki (1868-1936), Soviet playwright, novelist, revolutionary and founder of Socialist Realism. (Photo by General Photographic Agency/Getty Images)
Ricordando queste plumbee infamie della selvaggia vita russa, in certi momenti mi domando: ma vale la pena parlarne? E con rinnovata convinzione mi rispondo: sì, ne vale la pena; perché questa è la verità, una verità ignobile e dura a morire, che sopravvive tuttora. È la verità che bisogna conoscere fino alla radice, per poi estirparla dalla memoria, dall’anima dell’uomo, da tutta la nostra vita dura e vergognosa. E c’è un altro motivo, più positivo, che mi induce a descrivere queste infamie. […] La nostra vita è stupefacente non solo per il suo strato di bestiale sozzura così fertile e grasso, ma perché attraverso questo strato riesce comunque a germogliare qualcosa di forte, sano e creativo, cresce qualcosa di buono e umano, alimentando l’invincibile speranza nella nostra rinascita a una vita luminosa, degna di un uomo.
(“Infanzia” – Maksim Gor’kij)
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