In un altro tempo, vorremmo sapere che aspetto avesse la terra allora, e se le persone erano come noi adesso. In un altro tempo, le testimonianze che ci hanno lasciato ci convinceranno che siamo immutati e che ci troveremmo bene nel passato, non solo nel presente. E ne saremo compiaciuti. Ma al di là di questo, quel che non si può vedere o spiegare sarà sempre altrove, sempre presunto, invisibile anche sotto i segni – la bella superficie, la conoscenza fuori dal comune – che lo indicano. In un altro tempo, quel che non si può vedere ci delineerà, e saremo indotti a dire che il linguaggio è errore, e che con il rappresentarla si fa torto a ogni cosa. Il sé, diremo, non può mai essere visto con un travestimento, né mai esser visto senza.

(“L’inizio di una sedia” – Mark Strand)