Lunedì 27 luglio ci ritroviamo a Ca’ del buio, nella splendida valle di Perti, per l’evento poetico dal titolo “Il buio e la poesia”. Assisi sotto il grande fico scriviamo poesie nate dall’incontro di versi nostri con quelli di altri poeti. Affratellati dal bisogno di ascolto e consonanza.
Ma cos’è poesia, mi chiedo? La poesia è legame ed evasione. Laccio, promessa, giuramento, labirinto. È vento, soffio, chiave, formula magica.
Su uno sfondo buio le parole sono lucciole che con il loro minuto bagliore mostrano la verità per un momento. Ma quale verità? La verità poetica, che mentre svela, tace. La poesia, secondo me, si veste di ciò che la denuda; la parola. La poesia è la notte che copre il paesaggio e che, tramite la parola, lo disvela nel giorno. Implica un’attesa, la poesia. Promette un incontro. Con l’altro, certo, ma anche con sé stessi. Anche l’altro è in attesa. Che la poesia lo veda, che gli vada incontro.
E allora ecco dove ci siamo incontrati, noi e la poesia.
«La poesia è un laccio che mi lega alle altre mille versioni di me, ai luoghi, ai visi, le mani, i piedi me li lega insieme. Mi fa uno sgambetto e, slacciandosi, tutte le immagini rimbalzano indietro, pedine di un domino impazzito». (Il testo è di Martina)
«La poesia per me è un richiamo, una chiamata a essere me stessa esprimendo ciò che faccio. La cerco sempre nei gesti, è la mia motivazione a fare. […] Non è una semplice vocazione, perché quella viene da dentro, la poesia, invece, per me è sia dentro sia fuori; la vedo in ogni alba ma anche in ogni fiore o erba che raccolgo… Non è poesia ciò che non esiste, che non resta». (Il testo è di Rosa)
«La poesia è un piccolo fulmine, incomprensibile con il pensiero, ma che lascia traccia e rimane dove deve rimanere, a volte illumina un pensiero, a volte no, ed è lì che è più potente…» (Il testo è di Francesca)
«[…] Ci sono persone che trovano una strada che gli piace, altre una che non gli piace (alcune di loro scavalcano addirittura dei muri giganteschi per uscirne [dal labirinto, ndr]), altre ancora che sono obbligate a prenderne una buia, dove non vorrebbero addentrarsi. Ma alla fine usciamo tutti da questo labirinto e ci rendiamo conto che non c’era né buona né brutta strada, ma solo quella che abbiamo deciso di tracciare». (Il testo è di Edoardo)
«Corpi floridi / gemme e rami / rami secchi / come un grembo. /Un sorriso / un sussurro mi sostiene quando fuori fa buio / mi scuote quando fuori c’è luce. Torno a sentire vita / silenzio poi vita / silenzio». (Il testo è di Josephine)
«La poesia è una chiave che apre la porta dell’infinità dell’anima». (Il testo è di Barbara)
«Perché, a iniziare da me, la poesia è così poco praticata, vissuta. Quali sono le origini di questa non conoscenza. Perché io oggi sono più disposto e non lo sono stato prima». (Il testo è di Marco)
Ecco, chiudo l’articolo con la domanda – priva di punto interrogativo – di Marco. Non aggiungo risposta, mi lascio cullare dai versi di Patrizia Cavalli:«[…] Mi basta che tu appaia alla mia porta / e con la voce scura sillabata / mi dica quell’unica parola / che esiste solo quando è pronunciata».

Ringrazio chi ha partecipato mettendosi in gioco e donandosi all’altro. Ringrazio Rosa, Paolo e Cecilia per l’ospitalità. Il grande fico che ci ha accolti sotto di lui. Infine la poesia, nostra sorella di Buio.

T.R.