«Oggi, la realtà è difficile da raccontare. Difatti, nel nostro tempo, essa appare nebbiosa, confusa, caotica, indecifrabile. Ognuno ne può conoscere soltanto una piccolissima sezione. Perciò, oggi, credo, si possa scrivere soltanto dicendo “io”. Il difficile è cercare, nella piccolissima sezione di realtà che ognuno può conoscere, ciò che è vero per tutti.» [Natalia Ginzburg – estratto da un articolo apparso su l’“Espresso” il 21 giugno 1964]

«Ancora qualche anno fa, mi piaceva scrivere la parola “io” in capo a una pagina. Mi sembrava che potessero scaturirne immediatamente sensazioni, ricordi, pensieri, e che il mondo fosse là per ospitarli. Oggi, usare la parola “io” mi dà malessere. […] Mi sembra che questo non succeda solo a me, bensì a tutti quelli che scrivono; e che non solo a quelli che scrivono, ma a tutti, usare e vedere usata la parola “io” dia un senso di stanchezza e malessere. […] In definitiva, noi oggi abbiamo vergogna di esistere individualmente; e non solo noi abbiamo vergogna di esistere individualmente, ma il mondo in cui viviamo è stanco e saturo delle nostre individualità e le disprezza e le rifiuta.»
[Natalia Ginzburg – estratto da un articolo apparso sul “Corriere della Sera” il 17 novembre 1973]