
Qualunque fosse il cerchio, lo spazio a lui destinato, che la sua coscienza attraversava come una luce errabonda e tremula, non differiva tanto dal mio da impedirgli di arrivare a un punto nel quale non poteva alzare nella pioggerella di maggio altro che una faccia spaurita, piena di quelle cicatrici premature frutto delle prime ferite della comprensione e dello stupore.
(“Cicatrici” – Juan José Saer)
Immaginare è un verbo affabulatore, latore di favole. La mente crea le immagini...
Il sole saliva rapido nell'azzurro, il treno correva veloce sulle rotaie...
Ci siamo fermate una di fronte all'altra, così sole e vicine, io immersa fino al…
Le nostre invenzioni tendono a essere graziosi giocattoli che distraggono la nostra attenzione dalle cose…
La guardo e subito sento una fitta di dolore per averla persa, e pure un…