
La vita era una lunghissima stanchezza dal troppo riposare; la vita era una quantità di signore che conversano senza ascoltarsi, nei salotti delle case in cui di sera in sera si aspetta una festa come un sollievo. E così, a forza di vivere nella posa di un ritratto mal riuscito, l’impazienza di Eponina era diventata paziente e compressa, identica alle rose di carta che sbocciano sotto le campane di vetro.
(“Un’innocente crudeltà” – Silvina Ocampo)
Immaginare è un verbo affabulatore, latore di favole. La mente crea le immagini...
Il sole saliva rapido nell'azzurro, il treno correva veloce sulle rotaie...
Ci siamo fermate una di fronte all'altra, così sole e vicine, io immersa fino al…
Le nostre invenzioni tendono a essere graziosi giocattoli che distraggono la nostra attenzione dalle cose…
La guardo e subito sento una fitta di dolore per averla persa, e pure un…