
Con le parole è un po’ come con le polveri sottili: penetrano nel nostro organismo senza che ce ne accorgiamo, e si comportano e agiscono in modo subdolo, con la doppiezza che è propria della loro natura, intendo delle parole; e così, sottilmente, siamo penetrati e, un respiro dopo l’altro, letteralmente invasi da queste polveri sottili sonore che ci vengono soffiate nelle orecchie in forma di parole, ma spesso e anche volentieri sbraitate addosso tutti i santi giorni in modo antistrofico a ogni occasione e con tutti i mezzi, così che, senza accorgercene, ci ritroviamo rintronati, intontiti, a parlare e a pensare di cose frivole e addirittura inesistenti col massimo interesse, e di cose serie e magari somme colla maggiore freddezza, condizione di idiotismo che molti accettano con gioia, tanto da rimanere felici di quella che si potrebbe chiamare, con Kierkegaard, «la mania urlante di una superiore pazzia, il cui sintomo è l’urlo convulso, e le parole sono: era, epoca, era ed epoca, epoca ed era, sistema». Progresso, sviluppo, progresso e sviluppo, sviluppo e progresso, sistema, eccellenza…
(“Tristissimi giardini” – Vitaliano Trevisan)
Immaginare è un verbo affabulatore, latore di favole. La mente crea le immagini...
Il sole saliva rapido nell'azzurro, il treno correva veloce sulle rotaie...
Ci siamo fermate una di fronte all'altra, così sole e vicine, io immersa fino al…
Le nostre invenzioni tendono a essere graziosi giocattoli che distraggono la nostra attenzione dalle cose…
La guardo e subito sento una fitta di dolore per averla persa, e pure un…