
Come molti altri, in quel periodo era in preda a una sorta di torpore che non riusciva a definire altrimenti: ma sapeva che quella sensazione era il frutto di emozioni così profonde e intense che non potevano essere riconosciute, perché non era possibile sopportarle. Ciò che sentiva era il peso di una tragedia collettiva, di un orrore e di un dolore così diffusi che le tragedie private e le vicissitudini personali venivano trasferite su un altro piano esistenziale, pur essendo amplificate dalla vastità in cui si sviluppavano, come la tristezza di una lapide solitaria può essere amplificata dal deserto che la circonda.
(“Stoner” – John Williams)
Immaginare è un verbo affabulatore, latore di favole. La mente crea le immagini...
Il sole saliva rapido nell'azzurro, il treno correva veloce sulle rotaie...
Ci siamo fermate una di fronte all'altra, così sole e vicine, io immersa fino al…
Le nostre invenzioni tendono a essere graziosi giocattoli che distraggono la nostra attenzione dalle cose…
La guardo e subito sento una fitta di dolore per averla persa, e pure un…