Ho da poco terminato un percorso individuale di tre mesi con un allievo il cui desiderata era “risignificare” alcuni capitoli della sua autobiografia. Siamo quindi partiti da un testo scritto. È stata, per me, un’esperienza formativa. Ho avuto modo di entrare in contatto con la verità che la scrittura mostra, una verità non d’oggetto, bensì di percezione. Ci incontravamo una volta a settimana su Meet, per un’ora, leggendo e ragionando sui passaggi successivi, le descrizioni dei personaggi, i luoghi. Dal confronto sono emerse ramificazioni narrative preziose e inaspettate. Dopo ogni incontro ne stilavo la ricapitolazione con il nuovo mandato. Ho chiesto al mio allievo di regalarmi un riscontro. Eccone un estratto: «Un inventario di aggiustamenti, propositi, significati ulteriori e slanci che via via indicavano anche approcci di tipo metodologico per ripensare e ritrattare la materia scritta, cercare di sentire la propria voce emergere, dare concretezza alla co-costruzione di testi a partire da esigenze soggettive. Un lavoro sartoriale e di cura della scrittura sotto la guida attenta di una tutor che accompagna e offre spunti di riflessione e indicazioni non vincolanti e che personalmente proprio per questo motivo hanno aperto la porta a tante opportunità di scrittura e idee preziose per esercitarmi ed integrare […] Una liberazione da certi automatismi e condizionamenti e, comunque sia, un work in progress».

T.R.