[…] fare è più plastico di essere: regge meglio i cambiamenti, apre all’elenco delle possibilità, alla fantasia di un catalogo sterminato. Essere, invece, è pretenzioso: esige identificazione, dedizione assoluta, ti inchioda a un’etichetta che poi devi continuamente confermare. Fare attiva il gioco del possibile, guarda al mondo come a un’arena di opportunità. Essere esige introspezione e chiede un giuramento.

(“Immagina. Antidoti contro la rassegnazione” – Stefano Laffi)