Anche se tutte si assomigliavano, non ne esistevano, non ne erano esistite sin dalle origini del mondo né ne sarebbero esistite sino alla fine inconcepibile del tempo due identiche, e a causa delle forme diverse che assumevano, delle figure riconoscibili che rappresentavano e che si andavano dissolvendo a poco a poco fino a non assomigliare più a nulla e addirittura assumere una forma che contraddiceva quella che avevano avuto fino a un momento prima, mi sembravano fatte di un’essenza simile a quella dell’accadere, che si sviluppa nel tempo come loro, con la stessa strana familiarità delle cose che, nell’istante stesso in cui succedono, svaniscono in quel luogo che mai nessuno ha visitato e che chiamiamo passato.

(“Le nuvole” – Juan José Saer)