
Molte persone e molti luoghi che componevano i miei paesaggi ricorrenti sono scomparsi con una naturalezza sconvolgente, e quelli che sono rimasti, a forza di accentuare le loro nevrosi e le loro espressioni facciali, sono diventati la caricatura di ciò che erano un tempo. Il corpo in cui siamo nati non è lo stesso in cui lasciamo il mondo. Non mi riferisco soltanto alle cellule che mutano un’infinità di volte, ma ai suoi segni più distintivi, ai tatuaggi, alle cicatrici che con la nostra personalità e le nostre convinzioni vi aggiungiamo via via, per tentativi, facendo del nostro meglio, senza guida né protezione.
(“Il corpo in cui sono nata” – Guadalupe Nettel)
Immaginare è un verbo affabulatore, latore di favole. La mente crea le immagini...
Il sole saliva rapido nell'azzurro, il treno correva veloce sulle rotaie...
Ci siamo fermate una di fronte all'altra, così sole e vicine, io immersa fino al…
Le nostre invenzioni tendono a essere graziosi giocattoli che distraggono la nostra attenzione dalle cose…
La guardo e subito sento una fitta di dolore per averla persa, e pure un…