
Il cielo si era coperto ovunque e non mostrava più da nessuna parte impudiche nudità. Le nuvole non solcavano più il cielo, bianche, vaporose e coi contorni ben definiti, ma erano grevi, invece, profondamente immote, e di un colore grigio sporco come quello delle fodere dei divani. Regnava una bonaccia come flanella spessa. Gli scoppi dei motori, lo stridìo dei tram, e in genere il fracasso della strada, vicino o lontano che fosse, sembravano attutiti. Ogni rumore era gonfio e indistinto, come se il mondo raccontasse la storia di quella giornata con la bocca piena.
(“Una scrittura femminile azzurro pallido” – Franz Werfel)
Immaginare è un verbo affabulatore, latore di favole. La mente crea le immagini...
Il sole saliva rapido nell'azzurro, il treno correva veloce sulle rotaie...
Ci siamo fermate una di fronte all'altra, così sole e vicine, io immersa fino al…
Le nostre invenzioni tendono a essere graziosi giocattoli che distraggono la nostra attenzione dalle cose…
La guardo e subito sento una fitta di dolore per averla persa, e pure un…