Ma che cos’è uno scrittore? In che cosa si distingue dagli altri? Si potrebbe rispondere che uno scrittore ha questo di particolare, che tende a vivere nella fantasia piuttosto che nella realtà. In altre parole, il mondo che egli crea con la sua fantasia gli diventa più caro, più importante, più “vero” del mondo reale. Questa tendenza a vivere nella fantasia si manifesta in lui fin da bambino. Ma naturalmente sarà solo da grande che egli diventerà uno scrittore. E che cosa scriverà? Scriverà qualsiasi cosa che gli permetta di esprimere questa particolarità della sua natura. Scriverà anche delle esperienze che ha fatto nella vita, di quelle, beninteso, che lo hanno toccato in profondità, che lo hanno sconvolto, che lo hanno cambiato. Ma cambiamento fino a un certo punto: la sua natura incline alla contemplazione, alla fantasticheria, quella non può cambiare. Lo sapevano anche gli antichi: «poeta ut puer». Il poeta rimane sempre un po’ fanciullo. Se mi guardo indietro, mi avvedo di non essere molto diverso da quando ero bambino. Come allora, le gioie, i dolori mi derivano più dall’immaginazione che dalla realtà. L’immaginazione è dunque il solo mezzo attraverso cui posso comunicare con gli altri. Per questo scrivo, per far provare agli altri almeno un po’ dell’emozione che mi dà la vita.

(Ai miei lettori, contenuto ne “Il taglio del bosco” – Carlo Cassola)