
Amore,
oggi l’incontro ci spatria
le ossa. Ci incurva
le giunture del difetto.
Tutta l’officina del corpo barluma.
Ruota e sciacqua,
con nuovo diluvio universale.
«Perché ecco,
l’inverno è passato».
Perché qui perdiamo
il nome.
Se in te m’indirupo
nasco due volte,
e non è più minuscolo l’aggrappo
al pianeta.
Ci credo, persino.
Facciamo la ronda dei baci, la travatura
tra fronte e fronte.
C’era in noi un trasecolo indurito,
un idolo di pietra, paziente,
da sciogliere con schianto di salive.
[…]
(Estratto da “La specie storta” – Giorgiomaria Cornelio)
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