Raccontava, per esempio, che in tutta l’Europa vinta, attualmente le case, dove ancora si sospettava la presenza di qualche ebreo nascosto, venivano murate, alle finestre e alle porte, e quindi polverizzate con certi gas speciali detti “cicloni”. E che per le campagne e foreste della Polonia da tutti gli alberi pendevano impiccati uomini donne e bambini, fino alle creature più piccole: non solo ebrei ma zingari e comunisti, e “polonesi”, e “combattenti”… I loro corpi cadevano a pezzi, contesi dalle volpi e dai lupi. E in tutte le stazioni dove passavano i treni, si vedevano lavorare sulle rotaie degli scheletri, “che avevano solo occhi”… Simili resoconti, al solito, venivano accolti come prodotti fantastici della mente di Vilma; e tali, del resto, erano, in parte, sebbene, anche qui, in séguito, le risultanze storiche dovessero oltrepassarli di molto, al confronto. Difatti, nessuna immaginazione viva potrebbe, coi propri mezzi, raffigurarsi i mostri aberranti e complicati prodotti dal suo contrario: ossia dalla mancanza totale d’immaginazione, che è propria di certi meccanismi mortuari.

(“La Storia” – Elsa Morante)